Preghiera in Novembre

C’è un esercizio mentale che mi porto dietro da quando ero ragazzino, ma che, praticamente, non ho mai smesso di fare: è la domanda “e se morissi ora?”. Il giochino, infantile e narcisistico all’inizio, negli anni si è trasformato in una sorta di revisione dei conti e, talvolta, in un bilancio di previsione, personale e tendenzialmente fallace.

Devo confessare che per alcuni anni, di fronte alla domanda che mi ponevo, la mia coscienza ha spesso risposto semplicemente:”càpita”. Ma da quando ci siamo trasferiti a Lou Donn il giochino si è trasformato in una verifica ben più significativa: dei miei valori, degli obiettivi raggiunti e di quelli, ancora tanti, da raggiungere. E soprattutto in una preghiera.

I valori si incattiviscono e si inacidiscono, ma sono gli stessi, anche se più estremi.

Gli obiettivi raggiunti sono pochi, ma significativi.

Gli obiettivi da raggiungere sono inesauribili, confusi e mastodontici. Spesso vengono espunti dalla memoria, perché irrilevanti o irraggiungibili, a volte tornano improvvisi e irruenti, tanto che non ti accorgi che non avevano più valore e li aveva esiliati.

La preghiera è rivolta alla montagna e al suo bosco, alla strada e all’acqua a volte torbida e intermittente. Restate così come siete: non dico morfologicamente. Lasciate che vi si possa continuare ad amare, per la libertà e la solitudine che rappresentate; non disperdete la nostalgia  che vi avvolge come la nebbia mattutina, perché è la sensazione che meglio conosco e a cui sono affezionato. Proteggete i miei cari e non vi offendete se confondo i fruscii lievi del bosco con i bisbigli di quelli che non ci sono più. Come il castagno grande con le sue foglie, ho lasciato che decine di amici scivolassero via; ma mi avete insegnato che a volte il vento respinge indietro le foglie, che si incollano al loro ramo come se fossero mai cadute. E queste sono le amicizie che contano.

Se poi, en passant, vi avanzano una fototrappola e uno stipendio un po’ più corposo, prometto che innalzerò inni a Dioniso, Cibele e tutti i Centauri (sono consapevole che la fototrappola rubata è diventata un’ossessione).

img_20171105_105803921_hdr.jpg
Amen

Solitario bosco ombroso,
a te viene afflitto cor
per trovar qualche riposo
fra i silenzi in quest’orror.

Paolo Rolli

 

 

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...