Favola della faina e del lupo cattivo

C’era una volta una faina scaltra che tutte le sere spiava dalla finestrella della sua baracca gli umani che abitavano in una casetta proprio vicino alla sua. Non appena gli uomini salivano nelle stanze superiori per coricarsi, la faina si avvicinava di soppiatto alla casa, attirata dal tepore che sentiva sprigionarsi da quelle mura e dagli odori delle pietanze che erano state cucinate poche ore prima; all’inizio, timorosa di essere scoperta, la povera bestiola restava incantata davanti al cancello della casetta, confusa sul da farsi. Passava così tanto tempo a contemplare quasi intontita quel posto che ben presto iniziò a portarsi uno spuntino per quegli appostamenti notturni e a fare i suoi bisogni senza ritegno di fronte al cancello degli umani.

Qualche tempo dopo, le persone che vivevano nella casetta si accorsero della cosa e decisero di tendere una trappola (a dirla tutta, una fototrappola) all’animale: speravano di spaventare la faina e di farla allontanare. Ma lei, caparbia, pensò bene di proseguire con le sue visitine notturne ed anzi, ad un certo punto, si fece coraggio ed iniziò a frequentare il giardino della casa, frugando tra gli avanzi delle persone e rubacchiando alcune bacche rosse, che sgranocchiava facendo le linguacce ad un gattone frastornato attraverso il vetro un po’ appannato di una stanzetta riscaldata dal fuoco di una stufa.

La faina non sapeva, però, che uno degli umani se ne stava acquattato dietro un albero del giardino in attesa di coglierla di sorpresa per lanciarle una secchiata di acqua ghiacciata e farla scappare a gambe levate. Poi la bestiola si sentì osservata e vide quell’uomo che tramava alle sue spalle. Così lei, atterrita, fuggì dietro un cespuglio, finendo per calpestare la cacca gigante del lupo che viveva con gli umani. La povera faina si trovava ora completamente insozzata da quella schifezza puzzolente, incapace di muoversi mentre le sembrava di sentire arrivare qualcuno; spiò attraverso i rametti dell’arbusto e vide l’uomo che si avvicinava con un piattino. Proprio mentre cercava di capire cosa ci fosse nella ciotola, i latrati malvagi del lupo le risuonarono improvvisi nelle orecchie! Quel lupo cattivo era spuntato all’improvviso dal buio là in fondo e quasi le stava già addosso; la faina ebbe appena il tempo per spiccare un salto oltre il muricciolo del giardino, mentre sentiva le fauci del lupo che le spelacchiavano la codona che le faceva da coperta nelle gelide notti invernali. Dall’alto della sua baracca ora poteva vedere che l’uomo recava nel piattino i croccantini che le voleva regalare e che invece si mangiò il lupo.

La favola insegna che non tutti quelli che ti fanno finire nella merda lo fanno apposta. E che non tutti quelli che ti tirano fuori dalla merda lo fanno perché ti vogliono bene.

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L’immagine è presa dalla rete; la fototrappola, infatti, non è più ritornata.

Jack Beauregard: Nella vita ho incontrato di tutto, ladri, assassini, preti e preti spretati, ricattatori, ruffiani, perfino qualche uomo onesto, ma uomini soltanto mai. 

Nessuno: Proprio di quelli parlo: non si incontrano quasi mai, ma sono gli unici che contano.

Un pensiero su “Favola della faina e del lupo cattivo

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