La bergera

Penso sia arrivato il momento di dedicare qualche parola a Bergère, a tutti gli effetti ormai da considerarsi esemplare della fauna di Lou Donn, pur essendo alloctona come noi.

L’origine

Bergère nasce in Vallecamonica il 13 Dicembre 2016; la data è fortemente evocativa e simbolica per tutti coloro che provengono dagli ex possedimenti occidentali della Serenissima Repubblica di Venezia, dalla quale i sudditi avevano recepito il culto di Santa Lucia, patrona dei bravi bambini a cui, rubando il mestiere a Gesù bambino, porta doni e dolcetti. Secondo le consuetudini astrologiche antiche, ciò fa di Bergère un dono, come ella dimostra con fiera consapevolezza. Figlia di padre Border Collie e madre pastora dei Pirenei a faccia rasa (ma l’ascendenza materna è frutto di congetture non testimoniate da fonti certe), Bergère, nata nella stalla di pastori camuni insieme al gemello, giunge da noi a Febbraio. Inutile dire che le leggende la vogliono, come si confà ai gemellini cresciuti tra i pastori, futura fondatrice di imperi universali; inoltre, sovente si fa riferimento alla tradizione bucolica rinascimentale nel ricordare i suoi così alti natali; altri, insistendo sulla nascita nella mangiatoia tra bue ed asinello, la vedono come figura cristologica e salvifica.

Il nome

Bergère in francese (Bergera in occitano) significa pastora: il nome più adatto ad una cagnolona, ormai di venti chili, predestinata a raggruppare animali, a due o quattro zampe, come prescritto dai geni della sua razza. Nomen omen, si suol dire.

La bergera è anche il titolo di una celebre canzone popolare piemontese: proprio la sera in cui avevamo scelto quel nome per lei, guardammo in tv uno spettacolo di Paolini, tratto dal Sergente nella neve di Rigoni Stern, in cui l’attore canticchia quella canzone: un segno del destino evidente, rafforzato dal fatto che il romanzo di Rigoni Stern ha come coprotagonisti i tanti poveri alpini delle valli bresciane spediti a morire in Russia durante l’operazione Barbarossa (questi gemellaggi che il fato a volte destina alle persone, tra luoghi, persone, eventi della loro vita, ci affascinano particolarmente). Nomen omen, di nuovo.

Nella tradizione letteraria provenzale la pastorella è figura assai presente: solitamente le pastorelle letterarie vengono sorprese tra i pascoli o nel bosco dal cavaliere errante, che dopo un’accorata discussione scende a compromessi sul prezzo, barattando i favori carnali della fanciulla con qualche moneta o una sottana (mica solo re Carlo tornava dalla guerra, insomma); a dire il vero, Marcabruno nobilitò la figura della pastora, rendendola in grado di sostenere un confronto serrato su temi di politica e morale col cavaliere, ma, in generale la pastorella è sinonimo di prostituta. Epiteto che la buona Bergère si è spesso sentita affibiare in occasione dei tanti disastri combinati. Nomen omen, punto.

Comportamento

Bergère ha una predilizione per i pannolini di Francesco, che squarcia facendone fuoriuscire il ripieno ovattato, così come riserva lo stesso trattamento ai pupazzi di Junior (anche lui, a suo tempo, avrà il suo buon post); nonché ai pannolini di Rino, il decano dei cani, camuno pure lui: sì perché anche Rino, per i tanti problemi legati alla sua senile età, indossa in certi momenti della giornata, il pannolone. Solitamente il ritorno a casa dopo la giornata lavorativa è il momento in cui nella borgata risuonano richiami colti alle pastorelle occitane o ai loro epigoni italiani, Cavalcanti o De Andrè scegliete voi.

Bergère abbaia a qualsiasi cosa veda: le lucertole che scompaiono tra i sassi, le ghiandaie sghignazzanti nel bosco, i poveri Paolo e Maria che salgono nell’orto sorbendosi i suoi latrati. Bergère abbaia anche a qualsiasi cosa senta: il guaito dei cani di borgata Vivian che rimbalza quassù, il fruscio delle foglie smosse dal vento o dagli animali del bosco.

Provocatrice e prevaricatrice, egoista quanto ingorda, Bergère, allargando le sue membra come un’odalisca ammiccante, ingombra il letto dal quale poi, a leccate, ti fa alzare, da buona montanara, alle prime luci.

Bergère scala le montagne come un camoscio. Dopo pochi minuti la vedi ormai puntino bianco e nero che ti scruta da due o tre balze più in alto, salvo poi precipitarsi giù per il pendio al primo fischio.

Entità benigna della casa, in lei riponiamo buona parte delle nostre difese, venerandola come protettrice delle persone e dei beni.

IMG_20171028_132254249.jpg

A l’umbrëta dël büssun
bela bërgera l’è ‘ndürmia.

6 pensieri su “La bergera

  1. Pingback: La stanza degli ospiti. Ovvero di come il ghiro è diventato di famiglia. – Vita a Lou Don

  2. Pingback: Sosia – Vita a Lou Don

  3. Pingback: Il mondo alla rovescia – Vita a Lou Don

  4. Pingback: Lo zoo di Lou Donn – Vita a Lou Don

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...