Ci stan camin che fumano

Tornando a casa, nel pomeriggio, sono trasalito nel vedere, sulla cima della montagna, un camino che fumava a pieno regime, come quello di qualche bastimento ottocentesco; il fumo spiccava nell’oscuro blu del cielo: dal fondovalle, bastava alzare lo sguardo di pochi centimetri per annullare la montagna e concentrarsi su quella visione.

Non che il fumo assumesse qualche forma bizzarra. La bizzarria, semmai, sta nel fatto che lì di fumo non dovrebbe essercene. Perché, a guardare bene, il fumo usciva proprio dal camino di una casa, dispersa là in alto, dove ora le immagini satellitari delle mappe riportano il suolo già imbiancato dalla neve.

Da circa un’ora mi arrovello per scoprire se questa ennesima borgata fantasma abbia un nome ed una strada: ora, studiando le mappe di google ed incrociandole minuziosamente con uno spoglio della cartina toponomastica regalataci dal comune all’atto di chiedere la residenza, mi pare che la borgata in questione sia quella nominata Perlà, raggiungibile da uno stradone a zig zag che parte dalle borgate principali di Inverso Pinasca. Solo che le uniche fotografie che ho ritrovato di Perlà ritraggono case immerse nel bosco, smozzicate come cicche di sigarette o abbrugiate, come dicono i documenti.

Più pensi di conoscere questo colle, più esso ti regala misteri, vomitando borgate e casucce qua e là, prima occultate dal rigoglio estivo del bosco. Nel frattempo il detto colle ha momentaneamente ingoiato la nostra fototrappola, che se ne starà appollaiata per qualche altro giorno là dove l’ho abbandonata, legata ad un castagno proprio dinnanzi ad un sentierino di foglie calpestate.

Quando ti inoltri nel bosco, abbandonando la carrozzabile, hai per qualche secondo la sensazione di entrare in territorio nemico, come quelle giubbe blu dei western che attraversano a cavallo un silenzioso cimitero indiano. Poi ti accorgi che le vestigia del passato rivelano un’antropomorfizzazione della montagna quasi sorprendente; nella versione occitana del sito del comune ho letto che uno dei detti degli Inversini è qualcosa come “sette muri per un campo”, ad ironizzare sull’estrema frammentazione delle proprietà agricole. Una parte di quello che ora è bosco, un tempo era terreno agricolo, coltivato faticosamente per rubare a queste creste pendenti un po’ di sostentamento.

IMG_20171114_171411692.jpg
Bergère sarà presto protagonista di uno dei prossimi post.

Ultima nota sul ritorno a casa odierno:

Il territorio dell’Inverso è già sprofondato nella penombra quando le borgate poste alla stessa altitudine dall’altra parte della valle si godono il loro posto al sole di coloniale memoria. Motivo per cui la zona dell’Inverso è stata tradizionalmente rifugio di coloro che dalla società diritta sono reietti, eretici e malfattori. Però noi qui stiamo bene e la gente è sorridente: sarà che siamo reietti ed eretici pure noi.

4 pensieri su “Ci stan camin che fumano

  1. giacomocolossihotmailit

    Ciao eretico. Ma mi spieghi come fai ad avere una connessione internet così figa? La verità è che sei a Torino centro ma trasmetti con qualche strano marchingegno, come in Capricorn One. Scherzo… bello leggerti …continua sei empatizzante, il Pavese nostro, l’Hemingway di Pinetolo, no di noi bassaioli che la montagna la vediamo come il mare…dentro al riflesso di un parabrezza, tra un gelato al limun e una topolino amaranto.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...