L’acqua di Fonte Branda

Il mattino ha l’oro in bocca“, diceva mia nonna. Io la guardavo stralunato quando veniva a svegliarmi a metà mattina durante le assolate estati in cui, liberato dal giogo dell’orologio scolastico prima e universitario poi, ero solito tirar tardi di notte.

Ne è passata di acqua sotto il ponte per capire quel detto. Oggi è stata una di quelle mattinate in cui il mattino ha avuto oro, argento e mirra in bocca. Perché, a proposito di acqua, rientrato a casa dopo una passeggiata nel bosco coi cani – il giovedì inizio tardi al lavoro – ho constatato amaramente che i rubinetti si erano rinsecchiti e il pancione edematico del boiler gorgogliava come quello di un bambino affamato.

Indossati gli scarponi da montagna e i jeans sforacchiati, che sono un po’ la mia divisa da lavoro domestico, mi sono inerpicano su quella specie di sentiero ricoperto di foglie viscide che conduce alle cisterne a cui tocca far da scorta idrica a mezza borgata.

Oltrepassi il ruscello su un ponticello di rocce e raggiungi le vasche per scoprire che, nonostante le piogge, di acqua dal monte non ne scende. Sicché devi salire alla vaschetta in cui è calato il tubo che approvvigiona le cisterne. Scegli una scorciatoia: questa altro non è che una cresta pendente, nascosta da mezzo metro di foglie bagnate, la quale però ti evita di salire la serpentina dei tornanti che conducono al punto del torrente dove è posizionata la vaschetta.

Ma salire la scorciatoia, anche se si tratta di poche decine di metri, è una battaglia, per via delle foglie sdrucciolevoli. Aiutandomi col rastrello e facendo avanzare Bergère come battistrada, ho finalmente raggiunto la suddetta vaschetta. Si tratta in realtà di un piccolo incavo nel torrente, nascosto tra le pietre, in cui bisogna calare le mani per liberare il filtro dalle foglie e dal limo che lo ostruiscono. Nel frattempo Bergère beve l’acqua del torrente ed inizia a schizzare di qua e di là (avrà bevuto l’acqua di Fonte Branda, come dicono a Siena).

Il ritorno è comodo, lungo la stradina in discesa. Bergère se la gode, rincorrendo animali invisibili, foglie e uccellini. Poi, dopo aver smadonnato coi tubi, pieni d’aria più che di acqua, per una buona oretta, si va al lavoro. Perché la giornata lavorativa deve ancora iniziare. Quando torni, che ormai è quasi buio, scopri che l’acqua esce copiosa, ma torbida, impastata di terra.

Ma s’io vedessi qui l’anima trista
di Guido o d’Alessandro o di lor frate,
per Fonte Branda non darei la vista. 

Inf. XXX, 76-78

 

4 pensieri su “L’acqua di Fonte Branda

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