Cloruro di calcio

Per noi abituati al grigio ovattato della nebbia padana, i colori della montagna autunnale sono davvero una sorpresa.

Sia chiaro, cresciuto nel pallore grigiastro delle foschie, ho imparato ad amare la nebbia, con quel suo non so che di misterioso; nell’offuscare i profili delle persone, da buon misantropo, ho spesso detto grazie alla nebbia.

La montagna invece combina alcuni colori suoi tipici in forme diverse. D’estate il grigio delle rocce è terso e luccicante, mentre le nuvole bianche hanno i riflessi striati del giallo del sole. D’autunno i colori si ammosciano in luminosità e cambiano casacca: il giallo scivola dal cielo agli alberi, il grigio si ammoglia al bianco delle nuvolaglie, creando quel colore plumbeo che fa presagire la pioggia. Poi, all’avvicinarsi dell’inverno, con un ulteriore slittamento, la montagna mischia di nuovo i suoi colori, col giallo ormai avvizzito al suolo, mentre è il bianco a scivolare verso il basso, ricoprendo le vette delle montagne e lasciando orfano il grigrio nel cielo.

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Passeggiata notturna con Bergère nel giallo delle foglie morte.

Insomma, oggi pomeriggio, mentre osservavo i monti, più innevati di ieri, ho letto che nei prossimi giorni ci si aspetta neve anche a quote più basse. Immediatamente preso dalla paranoia di chi se la cava bene alla guida con la nebbia, ma va nel panico con la neve (in questi momenti viene da pensare perché non ci siamo trasferiti al mare…), ho cercato di fare scorte compulsive di sale per sciogliere la neve e il ghiaccio dal manto stradale della carrozzabile, con la stessa voracità di quei personaggi dei b-movies americani che arraffano scatolette di legumi nei supermarket in previsione di apocalissi zombie o tornado di squali.

Poi la folgorazione: il cloruro di calcio, che mi dicono sciolga il ghiaccio più velocemente e con maggiore cattiveria del comune cloruro di sodio, alias sale da cucina. Un sacchetto di  questa portentosa sostanza mi ha risollevato l’animo e acquietato gli spasmi da quionofobico stradale.

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An hopeful monster wandering in the dark. Come ogni mostro che si rispetti, ho il mio buon fascio di luce laser per incenerire la popolazione. (In realtà stavo scendendo a posizionare la fototrappola nel bosco)

 quionofobia: È definita come una paura persistente, anormale e ingiustificata della neve. 

A parte il cloruro di calcio, la seconda scoperta di giornata è il sito fobie.org, che riporta tutto un campionario di fobie (e loro definizioni) destinato ad accrescere la mia percezione di essere irrimediabilmente compromesso a livello psichico. Tanto che oggi ho avuto l’impressione che Elena in realtà, da buona etologa, stia conducendo un’osservazione partecipante su di me, con la stessa costanza con cui Jane Goodall studiò i gorilla. Poi lei mi ha rassicurato: sono sì un mostro speranzoso, secondo la definizione di Gould, ma tutto sommato non così male.

 

5 pensieri su “Cloruro di calcio

  1. latorrealberto

    Emanuele la tua scrittura riesce ogni giorno ad avvincermi al punto che tutte le volte mi rammarico che finisca così presto. Al

    Inviato da Samsung Mobile.

    Mi piace

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