Sgomberiamo il campo

Mi è stato chiesto se la nostra attività in montagna ha comportato un grosso investimento iniziale. Mi è venuto da ridere. Se parliamo di investimento emotivo, devo ammettere che sì, è stato significativo.

Non abbiamo intrapreso nessuna attività. In futuro ci piacerebbe avere qualche animale per praticare pet therapy (o meglio, di attività assistite dagli animali, come puntualizza Elena), ma al momento non è un nemmeno un progetto. Forse ricorrendo ad un crowfounding massiccio riusciremo a realizzarlo. Soprattutto, sarebbe il caso di concludere lo sgombero e la pulizia del piccolo campo e del sottotetto. Ma anche oggi questo lavoro lo abbiamo rimandato a data da destinarsi. Le cattive abitudini della pianura non svaniscono con l’altitudine.

Insomma, il nostro progetto di vita a Lou Donn non intende essere un’esperienza di fuga dalla civiltà (penso che questo sia un cliché abusato, borghese e snob); né tantomeno ci riteniamo investiti di chissà quale missione civilizzatrice o spirito imprenditoriale per stravolgere questa cresta montana.

La quotidianità è quella di qualsiasi famiglia; la folla della cittadina e della metropoli ci confonde abbastanza bene. Questa apparente bipolarità, l’oscillare tra l’anonimato cittadino durante le ore lavorative e l’unicità della borgata, ci restituisce quella dose giornaliera di mediocrità sufficiente a ricordarci cosa non è Lou Donn.

Si accettano suggerimenti e consigli sulle operazioni necessarie alla cura degli alberi da frutto in questa stagione…

 

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