Ahmed, ovvero dell’attesa della neve.

Di questa prima estate trascorsa a Lou Donn mi resteranno tante impressioni, tanti ricordi. Tanti scorci, pochi volti, ma significativi. Uno di questi è quello di Ahmed, di cui ho deciso di raccontare per primo; forse perché, quando l’ho conosciuto, era appena arrivato nella valle, proprio come me.

Ad Agosto i pendii erano assolati, tanto che talvolta, almeno a me, sembrava luccicare il tetto in pietra antica di Luserna di alcuni casolari sopra Pramollo. Non so se anche Ahmed avesse la stessa impressione di luminosità, ma una delle prime cose che mi ha confessato era la sua passione per la vallata, con quelle case sparse sulle montagne. Più di una volta l’ho visto correre con un passo cadenzato lungo la provinciale. Pensavo perdesse di frequente il pullman per Pinerolo. Invece lui si allena, perché praticava pugilato prima di arrivare in Italia e non vuole perdere a pratica. “tutti i giorni fino a Pinerolo, ma una volta alla settimana fino a Torino; sono quarantadue chilometri, come la maratona. Poi ritorno in pullman”.

A lezione, la prima volta, mi ha chiesto in francese se poteva cancellare la lavagna, per non farmi sporcare. In altre circostanze, un certo atteggiamento lo avrei tacciato di leccaculismo, senza appello. Lo sguardo dei suoi compagni rivelava lo stesso pensiero di disprezzo verso il secchione del gruppo. Ma Ahmed ha studiato letteratura francese all’università;  i poeti maledetti, la letteratura coloniale, Camus. In Guinea è un onore per gli studenti accedere alla lavagna, mi ha rivelato in seguito. Il giorno seguente Ahmed me lo ha chiesto in italiano:”maestro, posso cancellare?”. Mi ci è voluto un giorno per capire che a lui non avevo niente da insegnare. Quindi, quando qualche giorno dopo ha smesso di chiamarmi maestro, sostituendolo con Emmanuel, mi ha liberato di un peso. In Ahmed mi sono rispecchiato e riconosciuto; quando spiegavo, in lui vedevo la stessa passione che ho avuto per anni, per cui, che sia un’aspra pagina di Lautréamont o l’umile imperfetto, una luce ti illumina gli occhi. La stessa luce che Lou Donn mi sta trasmettendo di nuovo, per conoscenze diverse, arcaiche e primordiali, eppure così nuove per me.

Ahmed non ha mai visto la neve. Mentre gli altri ragazzi raccontavano dell’inverno scorso, lo shock della prima neve, del freddo assoluto e del ghiaccio per terra, sconvolti e quasi atterriti, lui sorrideva, guardandomi. La curiosità e l’attesa lo divoravano.

Non vedo Ahmed da oltre un mese. L’ultima volta ci siamo promessi amicizia, pertanto che passi un mese o un anno non cambia niente. Lo immagino mentre all’imbrunire osserva curioso le vette dalla finestra, in attesa della neve; proprio come me.

 

 

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