Cos’è Lou Donn?

Borgata Don – Lou Donn nel patoua occitano della valle – è formata da una quindicina di abitazioni poste a mezzacosta, in pieno bosco; il comune è Inverso Pinasca, la valle è quella del Chisone, che da Pinerolo porta al Sestriere.

Ripercorrerò la storia della borgata in altri interventi, qui basta dire che fino a qualche decennio fa Lou Donn doveva essere alquanto trafficato, a causa della miniera di grafite che si trova ad un paio di tornanti sopra la borgata. Alcune delle case erano ricoveri dei minatori e dei loro attrezzi. Poi la chiusura della miniera e l’abbandono. All’inizio degli anni ’80 certe abitazioni sono state recuperate, così come il piccolo piazzale di accesso alla borgata.

A Lou Donn non ci sono residenti, a parte noi. Paolo e Maria, nostri vicini di casa, risiedono stabilimente nei mesi più caldi; altri proprietari salgono la domenica o per le grigliate di Ferragosto. Alcune case sono ridotte al rango di baracche e bivacchi per puzzole e roditori; altre, sventrate da ristrutturazioni mai finite, ti implorano dalle finestre che, come occhi languidi, ammiccano ai pochi passanti:”comprami, costo poco“.

A Lou Donn non c’è la fognatura, e ci si arrangia con la fossa biologica. A Lou Donn non c’è neanche l’acquedotto, e ci si arrangia coi tubi che portano l’acqua del torrente. Manca anche la linea telefonica, mentre il segnale televisivo non capta tutti i canali RAI.

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La borgata vista dalla tangenziale a fondovalle

L’unica strada di accesso sembra una mulattiera nel bosco; in realtà, spazzando via le foglie secche dei castagni, in questi giorni ho riportato alla luce qualche centimetro laterale del fondo stradale, tanto che la strada appare leggermente più larga. Le pendenze ed un paio di tornanti rendono ogni ritorno a casa una scommessa. Da qualche giorno tengo uno scopettone fisso in macchina, per rimuovere le foglie, nella speranza di scongiurare la formazione di quella specie di malta lurida che farà slittare la macchina.

Che cos’è Vita a Lou Don? è il racconto della nostra esperienza in questa borgata; in qualche caso sarà uno sfogo, a volte una richiesta di aiuto. Da provinciali della pianura padana ci siamo fatti montanari, inesperti sì, ma consapevoli che come ogni innesto, anche il nostro è a rischio di fallimento. Sopravvivenza sarà una delle parole d’ordine, soprattutto durante l’inverno che arriva. Ma siamo venuti per restare e, nei momenti di bovarismo, ci immaginiamo la fatica di quando, da vecchi, dovremo salire i larghi scalini di pietra per raggiungere casa.

Il blog si chiama Vita a Lou Don, ma il nome della borgata è Lou Donn. Non è un refuso; è la consapevolezza che l’esserci trapiantati nella borgata e il divenirne unici residenti, non ci rende autoctoni. In noi – per ora – non può risiedere la memoria storica e l’eredità della cultura alpina e occitana che aleggia nella brezza della borgata.

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